Ciao a tutti, amanti del gusto e appassionati di cultura giapponese! Oggi vi porto dietro le quinte di un mondo affascinante e sempre più richiesto: quello della cucina nipponica in Italia.

Se sognate di indossare la giacca da chef in un autentico ristorante giapponese o, magari, di portare l’eccellenza culinaria del Sol Levante nelle case con il vostro catering, sapete bene quanto sia cruciale distinguervi.
Il settore è in fermento, con una domanda crescente di professionisti che non solo padroneggino le tecniche tradizionali, ma che sappiano anche interpretare le nuove tendenze, dal sushi sostenibile alla cucina kaiseki contemporanea.
Ho notato, parlando con tanti di voi e anche grazie alle mie ricerche più recenti, che le sfide non mancano, soprattutto quando si tratta di affrontare il momento decisivo: il colloquio di lavoro.
Spesso si crede che basti saper arrotolare un uramaki perfetto, ma vi assicuro che i ristoratori cercano molto di più. Vogliono passione, dedizione, una profonda conoscenza degli ingredienti e, soprattutto, una personalità che si integri al meglio nel team.
Prepararsi a dovere non è solo un vantaggio, è una necessità per chi aspira a fare la differenza in un ambiente così competitivo e in continua evoluzione.
D’altronde, con l’intelligenza artificiale che ci aiuta a prevedere i gusti dei clienti, l’aspetto umano, l’esperienza e la vera passione diventano ancora più centrali.
La mia esperienza mi ha insegnato che i dettagli fanno la differenza, e proprio per questo ho raccolto le domande più insidiose e le risposte più efficaci che vi apriranno le porte della vostra cucina dei sogni.
Amici gourmet e aspiranti maestri della cucina giapponese, quante volte vi siete chiesti cosa si nasconde dietro un colloquio per un ruolo così ambito?
Anch’io, ai miei tempi, ho provato quel mix di eccitazione e un pizzico di ansia prima di entrare in quella stanza. Ricordo vividamente la sensazione di dover dimostrare non solo la mia abilità con il coltello, ma anche la mia anima.
Ho capito che non basta avere mani d’oro; serve una storia da raccontare, una filosofia, una visione chiara del proprio futuro tra fornelli e sapori d’Oriente.
Dunque, vi svelerò esattamente come stupire i vostri futuri datori di lavoro!
Prepararsi a 360 gradi: l’arte dell’autopresentazione
Il curriculum vitae che cattura l’attenzione
Amici, quante volte pensiamo che un CV sia solo una lista di lavori? Sbagliato! È il vostro biglietto da visita, il primo assaggio della vostra professionalità.
La mia esperienza mi ha insegnato che un buon curriculum per un ruolo di chef giapponese in Italia deve essere sì preciso, ma anche evocativo. Non limitatevi a elencare le esperienze; descrivete il tipo di cucina praticata, le tecniche acquisite, magari anche un piatto particolare di cui andate fieri.
Ho visto troppi CV anonimi, e vi assicuro che il ristoratore medio ne riceve a decine. Il vostro deve risaltare! Pensate a come strutturarlo per mettere in evidenza la vostra padronanza del sushi, del sashimi, della tempura, ma anche, e qui sta il bello, la vostra capacità di lavorare con ingredienti freschi e di stagione tipici del nostro territorio italiano, dimostrando così un’apertura e una flessibilità che pochi possiedono.
Non dimenticate di specificare anche le certificazioni, come l’HACCP, fondamentali in Italia. Questo non è un semplice documento, è un racconto della vostra evoluzione culinaria, un ponte tra il vostro passato e il futuro che desiderate costruire.
Il portfolio: i tuoi capolavori in mostra
Ora, parliamoci chiaro: in cucina, si mangia anche con gli occhi. E cosa c’è di meglio che mostrare i vostri “piatti forti” con un portfolio ben curato?
Ho avuto modo di apprezzare, durante le mie varie ricerche e anche partecipando a eventi di settore, come un portfolio fotografico di alta qualità possa fare la differenza.
Non deve essere per forza stampato in carta lucida, una presentazione digitale ben fatta con immagini professionali dei vostri piatti, magari accompagnate da una breve descrizione della filosofia dietro quella creazione, è un vero e proprio asso nella manica.
Ricordo una volta, un giovane chef mi mostrò le sue creazioni attraverso un tablet: non solo sushi e sashimi impeccabili, ma anche interpretazioni moderne di piatti tradizionali, con un tocco di erbe aromatiche mediterranee.
Quel dettaglio mi colpì più di mille parole! Vi consiglio di includere anche testimonianze, se le avete, o riconoscimenti. È il vostro personalissimo museo dell’arte culinaria, e deve lasciare a bocca aperta.
L’ingrediente segreto: la passione per la tradizione e l’innovazione
Radici profonde e rami nuovi: la tua filosofia culinaria
La cucina giapponese, come ben sappiamo, è profondamente radicata nella tradizione. Ogni gesto, ogni taglio, ogni combinazione di sapori ha una storia millenaria.
Ma il mondo cambia, e con esso anche i gusti. Quando mi siedo a parlare con uno chef, cerco sempre di capire non solo quanto conosca le tecniche classiche, ma anche come le interpreti.
Una volta, parlando con un maestro di sushi a Milano, mi disse: “La tradizione è la base, ma l’innovazione è il sale della cucina. Senza sale, anche il riso più perfetto è insipido.” E aveva ragione!
Vogliamo vedere la vostra passione per la purezza degli ingredienti, per la precisione del gesto, ma anche la scintilla della vostra creatività. Siete in Italia, un paese che vive di cibo e innovazione culinaria!
Come riuscite a fondere la vostra arte con la ricchezza dei prodotti locali? Avete mai pensato a un tocco di bottarga su un nigiri, o a una punta di bergamotto in un dressing per sashimi?
Dimostrare questa visione a 360 gradi, questa capacità di onorare il passato guardando al futuro, è ciò che vi farà brillare agli occhi di qualsiasi ristoratore italiano.
Sostenibilità e materie prime: la consapevolezza di uno chef moderno
Non è più sufficiente essere bravi con i fornelli; uno chef moderno deve essere anche consapevole. Ho notato un’enorme crescita nell’attenzione verso la sostenibilità e la provenienza delle materie prime, specialmente qui in Italia.
I clienti, e di conseguenza i ristoratori, vogliono sapere che il pesce è stato pescato in modo etico, che le verdure sono biologiche e a chilometro zero, che c’è un rispetto per il pianeta in ogni scelta.
Io stessa, quando vado al mercato, presto molta attenzione a questi aspetti. Durante un colloquio, se saprete parlare non solo della freschezza del tonno, ma anche della sua origine certificata, o della vostra preferenza per i prodotti ittici di stagione, farete un’impressione incredibile.
È un modo per dimostrare non solo competenza tecnica, ma anche una profonda etica professionale e una sensibilità verso temi che oggi sono imprescindibili.
Mostrate che la vostra cucina non è solo buona, ma anche giusta.
Oltre il coltello: soft skills che fanno la differenza
Lavorare in squadra: l’armonia in cucina
Un errore comune che molti fanno è pensare che la cucina sia un regno individuale, dove il talento del singolo basta a trionfare. Niente di più sbagliato, specialmente in un ambiente professionale.
La cucina, per me, è come un’orchestra: ogni strumento è fondamentale, ma è l’armonia d’insieme che crea la sinfonia perfetta. Ho lavorato in tanti ristoranti, e ho capito che la capacità di collaborare, di comunicare efficacemente con i colleghi, di sostenersi a vicenda, è preziosissima.
In un colloquio, non abbiate paura di raccontare episodi in cui avete lavorato bene in team, risolto un problema insieme o semplicemente aiutato un collega in difficoltà.
I ristoratori cercano persone che sappiano inserirsi in una brigata, non “primedonne” che rovinano l’atmosfera. Dimostrate di essere non solo un cuoco eccezionale, ma anche un membro leale e affidabile del team.
La cucina è un luogo di pressione, e un buon spirito di squadra può fare miracoli.
Gestione dello stress e problem solving: la calma sotto pressione
La cucina di un ristorante, specialmente quando è piena, può trasformarsi in un vero campo di battaglia. Ordinazioni che volano, tempi strettissimi, imprevisti dietro ogni angolo…
chi non ha mai provato quel brivido di adrenalina? La mia esperienza mi dice che i datori di lavoro non cercano la persona che non sbaglia mai, ma quella che, di fronte a un errore o a una situazione inaspettata, mantiene la calma e trova una soluzione.
Raccontate episodi in cui avete dovuto improvvisare, risolvere un problema con un ingrediente mancante o gestire una comanda complessa in poco tempo. Questo dimostra resilienza, ingegno e sangue freddo, qualità che valgono oro in questo mestiere.
Non si tratta di essere perfetti, ma di essere efficaci e lucidi anche quando il ritmo si fa frenetico. La capacità di “problem solving” è un superpotere in cucina!
| Qualità Ricercata | Perché è Cruciale |
|---|---|
| Maestria Tecnica | Precisione nel taglio del pesce, preparazione del riso e conoscenza delle tecniche tradizionali (es. sushi, sashimi, tempura). |
| Creatività e Adattabilità | Capacità di innovare, di lavorare con ingredienti locali italiani, e di adattare il menu alle stagioni e alle preferenze dei clienti. |
| Igiene e Sicurezza | Osservanza rigorosa delle norme HACCP e degli standard igienico-sanitari, fondamentale per la sicurezza alimentare. |
| Lavoro di Squadra | Armonia e comunicazione efficace con il resto della brigata di cucina e con il personale di sala. |
| Passione e Dedizione | Vero amore per la cultura e la cucina giapponese, desiderio di apprendere e di migliorare costantemente. |
Il valore dell’esperienza italiana: adattarsi e sorprendere
Integrazione culturale e linguistica: un ponte tra due mondi
Lavorare in Italia significa immergersi in una cultura ricchissima, anche dal punto di vista culinario. Ho visto chef giapponesi di grande talento scontrarsi con piccole difficoltà legate alla lingua o alle usanze locali, e questo può creare attrito.
Dimostrare di aver fatto uno sforzo per imparare l’italiano, anche se a livello base, o di conoscere le abitudini alimentari e i gusti degli italiani, vi darà un enorme vantaggio.
Non si tratta solo di capire le comande, ma di comprendere lo spirito del luogo. Raccontate se avete frequentato corsi di lingua, o se avete avuto esperienze precedenti in ristoranti internazionali in Italia.
È come costruire un ponte tra il Giappone e l’Italia, e voi siete gli architetti! Questo non solo facilita la comunicazione, ma mostra anche rispetto e una sincera volontà di integrazione, qualità molto apprezzate nel nostro paese.
I ristoratori italiani amano chi si immerge nella nostra cultura.
Conoscenza del mercato italiano: gusti e aspettative dei clienti
Il cliente italiano ha un palato esigente e una forte cultura gastronomica. Non basta preparare un ottimo sushi; bisogna anche capire cosa si aspetta un cliente italiano da un ristorante giapponese, specialmente se è di alto livello.

Ho notato che molti ristoranti giapponesi di successo in Italia sono riusciti a creare un equilibrio tra autenticità e adattamento. Pensate ai roll “fusion” che ormai spopolano, o alla presentazione dei piatti che strizza l’occhio all’estetica italiana.
Durante il colloquio, potete dimostrare questa consapevolezza parlando di come proporreste un menu che sia fedele alla tradizione ma che sappia anche sorprendere e soddisfare il gusto locale.
Avete notato differenze tra i gusti del nord e del sud Italia per il pesce? O l’importanza della stagionalità dei prodotti anche nella cucina giapponese adattata all’Italia?
Questi dettagli, frutto di osservazione e ricerca, rivelano un’intelligenza di mercato che va ben oltre la semplice abilità tecnica.
Domande scomode e risposte brillanti: gestire l’imprevisto
Errori e lezioni apprese: trasformare le sfide in crescita
Durante un colloquio, è quasi inevitabile che vi venga chiesto di parlare di un errore o di una difficoltà che avete incontrato nel vostro percorso professionale.
E qui, molti cadono nel tranello! Non si tratta di negare di aver sbagliato, ma di dimostrare di aver imparato da quell’esperienza. Ricordo una volta che mi chiesero di un mio fallimento, e io raccontai di un esperimento culinario andato male, di come avevo sprecato un ingrediente prezioso e di cosa avevo fatto per rimediare e per non ripetere più quell’errore.
La chiave è mostrare umiltà, capacità di auto-critica e, soprattutto, una mentalità orientata alla crescita. Trasformare un errore in una lezione appresa è un segno di maturità professionale che ogni datore di lavoro desidera vedere.
Non abbiate paura di essere onesti, ma concentratevi sempre su ciò che avete imparato e come vi ha reso uno chef migliore.
Visione a lungo termine: dove ti vedi tra cinque anni?
Questa è una classica, ma cruciale. I ristoratori vogliono capire se siete di passaggio o se avete un progetto di vita e di carriera. La mia risposta a questa domanda è sempre stata improntata all’entusiasmo e alla chiarezza.
Non siate generici! Pensate a dove vi piacerebbe essere in termini di competenze, ruolo, magari anche in quale tipo di cucina. “Spero di aver perfezionato le mie tecniche di preparazione del ramen e di essere diventato capo partita nella vostra cucina” o “Vorrei contribuire attivamente allo sviluppo di nuovi piatti che fondano la cucina giapponese con le eccellenze italiane”.
Frasi del genere dimostrano ambizione, lealtà potenziale e una visione chiara. Non importa se i vostri piani cambieranno, l’importante è dimostrare di avere una direzione, di essere proattivi nel vostro sviluppo professionale.
Dall’igiene alla sostenibilità: la consapevolezza moderna in cucina
Norme igienico-sanitarie: la sicurezza prima di tutto
In un ristorante, l’igiene non è un optional, è un obbligo categorico. Specialmente in Italia, le norme igienico-sanitarie sono molto stringenti, e la conoscenza dell’HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) è fondamentale.
Ho visto eccellenti chef perdere punti preziosi durante un colloquio semplicemente perché sottovalutavano questo aspetto. Non si tratta solo di lavarsi le mani, ma di conoscere le temperature di conservazione, le procedure di sanificazione degli utensili, la gestione degli allergeni.
Dimostrate di essere meticolosi e responsabili. Raccontate le vostre esperienze passate in cui avete applicato rigorosamente queste norme, o come mantenete la vostra postazione di lavoro impeccabile.
È la base della fiducia che il cliente ripone nel piatto che servite e che il ristoratore ripone in voi. La sicurezza alimentare è un pilastro che non può vacillare.
Lo spreco zero e l’etica in cucina: un approccio responsabile
Oggi più che mai, l’attenzione allo spreco alimentare e all’etica in cucina è diventata un mantra. I clienti sono più informati e apprezzano i ristoranti che mostrano un impegno concreto in questa direzione.
La mia filosofia è che ogni parte di un ingrediente può essere valorizzata. Avete mai pensato a riutilizzare gli scarti del pesce per un brodo dashi, o le parti meno nobili delle verdure per un’insalata croccante?
Parlare di queste pratiche durante un colloquio vi distingue. Dimostrate di non essere solo bravi cuochi, ma anche gestori intelligenti delle risorse.
Un approccio “zero waste” non è solo etico, è anche economicamente vantaggioso e dimostra una mente creativa che sa trovare soluzioni innovative anche nell’utilizzo degli ingredienti meno ovvi.
È un segno di rispetto per il cibo, per il pianeta e per il bilancio del ristorante.
Il tuo tocco unico: come lasciare il segno nel palato e nella mente
La prova pratica: il momento della verità
Dopo le chiacchiere, spesso arriva il momento della verità: la prova pratica. Questo è il vostro palcoscenico, il momento per far parlare le mani e il palato.
Ho partecipato a tante prove pratiche, sia come “giudice” che come partecipante, e ho capito che non è solo l’abilità tecnica a contare. Certo, un taglio perfetto del pesce è irrinunciabile, ma è anche la pulizia della postazione, l’organizzazione, la velocità e, soprattutto, il “sapore” che lasciate.
Preparate un piatto che vi rappresenti, che racconti la vostra storia culinaria. Magari un sushi classico ma con un tocco personale, o un piccolo assaggio di come sapete fondere il gusto giapponese con un prodotto italiano.
La prova pratica è l’occasione per dimostrare non solo la vostra maestria, ma anche la vostra personalità e la vostra filosofia in cucina. Il piatto deve essere non solo buono, ma anche memorabile.
Racconta la tua storia: l’ingrediente più personale
Al di là di tutte le tecniche e le competenze, ciò che rende uno chef davvero speciale è la sua storia. Cos’è che vi ha spinto a scegliere la cucina giapponese?
Qual è il vostro primo ricordo legato a un piatto del Sol Levante? Avete un maestro che vi ha ispirato? Io credo fermamente che ogni piatto sia un po’ l’estensione dell’anima di chi lo crea.
Non abbiate timore di condividere frammenti del vostro percorso, delle vostre passioni, delle vostre ispirazioni. Questi dettagli umani, queste sfumature personali, sono ciò che vi rende unici e indimenticabili.
Un ristorante non cerca solo un braccio, ma una mente e un cuore che battano per la cucina. Lasciate che la vostra storia, le vostre emozioni, siano l’ingrediente segreto che renderà il vostro colloquio non solo una formalità, ma un vero e proprio incontro indimenticabile.
Per concludere
Cari amici e aspiranti chef, spero che questa chiacchierata vi sia stata utile per prepararvi al meglio alla vostra prossima avventura professionale qui in Italia. Ricordate, ogni colloquio è un’opportunità non solo per mostrare le vostre abilità, ma per raccontare la vostra unica storia, la vostra passione ardente per la cucina giapponese. Non abbiate paura di mostrare chi siete veramente, perché è proprio nella vostra autenticità che risiede il vostro più grande punto di forza. In bocca al lupo, il vostro futuro in Italia vi aspetta!
Informazioni Utili da Sapere
Qui di seguito, ho raccolto per voi alcune “chicche” che, basandomi sulla mia esperienza e su ciò che ho visto funzionare, possono davvero fare la differenza nel vostro percorso per diventare uno chef giapponese di successo in Italia:
- Conoscenza degli Ingredienti Locali: Non limitatevi al pesce! Studiate le verdure di stagione italiane, gli oli d’oliva regionali, i formaggi (seppur non per il sushi, ma per la cultura culinaria). Dimostrare di saper integrare questi prodotti nella vostra cucina, magari proponendo un roll fusion con un tocco mediterraneo, vi farà spiccare. Questo mostra flessibilità e rispetto per la gastronomia ospitante.
- Networking è la Chiave: Partecipate a eventi culinari, fiere del settore, workshop. Conoscere altri chef, ristoratori e fornitori italiani può aprirvi porte inaspettate. Molte opportunità arrivano attraverso il passaparola e le connessioni personali. Non sottovalutate mai il potere di un buon contatto nel nostro mondo.
- La Lingua Italiana: Anche se lavorerete principalmente in cucina, avere una conoscenza di base dell’italiano è un enorme vantaggio. Facilita la comunicazione con la brigata, i fornitori e, talvolta, anche con i clienti curiosi. Mostra impegno e desiderio di integrazione, qualità molto apprezzate.
- Comprendere il Cliente Italiano: Il palato italiano è sofisticato e ama la qualità. Capire le aspettative, le preferenze e le mode del momento (ad esempio, l’amore per il sashimi di alta qualità o i roll più creativi) vi aiuterà a calibrare meglio la vostra offerta e a interagire più efficacemente con la clientela.
- Apertura all’Innovazione ma Rispetto della Tradizione: L’Italia ama la cucina tradizionale, ma è anche all’avanguardia nell’innovazione. Trovate il vostro equilibrio tra la purezza delle tecniche giapponesi e la creatività che può nascere dall’incontro con i sapori e gli stili italiani. Questo è un vero segno distintivo che ho visto premiare.
Riepilogo Punti Chiave
Per riassumere ciò che abbiamo imparato, ricordate che il percorso per affermarsi come chef giapponese in Italia richiede una preparazione a 360 gradi. Non basta la sola maestria tecnica nel sushi o nel sashimi; è fondamentale curare ogni dettaglio, dal curriculum impeccabile al portfolio visivo che incanta. La vostra passione deve emergere in ogni parola e in ogni piatto, dimostrando un profondo rispetto per la tradizione giapponese, unito a una curiosità autentica verso l’innovazione e l’utilizzo dei meravigliosi prodotti che l’Italia offre. Le soft skills, come la capacità di lavorare in squadra e la gestione dello stress, sono ingredienti segreti che faranno la differenza in un ambiente dinamico come la cucina di un ristorante. Inoltre, non dimenticate l’importanza dell’integrazione culturale e linguistica, la conoscenza delle aspettative del mercato italiano e un’incrollabile etica professionale che includa igiene e sostenibilità. Ogni errore è un’opportunità di crescita, e la vostra visione a lungo termine mostrerà la vostra dedizione. Mettete sempre il vostro tocco unico, la vostra storia personale, in ogni creazione. Questo è il modo per lasciare un segno duraturo nel palato e nel cuore di chi assapora la vostra arte.
Domande Frequenti (FAQ) 📖
D: Come gestisci la pressione in cucina, soprattutto durante i momenti di punta e con la brigata che ti aspetta?
R: Ah, la pressione in cucina! Credetemi, è un’amica che impari a conoscere bene, specialmente quando la sala è piena e gli ordini volano via come fusilli impazziti!
La mia filosofia è semplice: preparazione e calma. Ricordo una sera, in un rinomato ristorante qui a Milano, eravamo sotto un diluvio di comande. Invece di farmi prendere dal panico, ho respirato profondamente e ho visualizzato ogni passaggio.
Ho imparato che avere una postazione di lavoro impeccabile, con tutti gli ingredienti a portata di mano, è metà della battaglia. Poi, è fondamentale comunicare con il team.
Un ‘passo il wasabi!’ o un ‘pronto per l’uramaki!’ detto al momento giusto può fare la differenza tra il caos e un balletto perfettamente orchestrato.
Per me, la pressione non è un ostacolo, ma un acceleratore di adrenalina che mi spinge a dare il meglio, a essere più preciso, più veloce, senza mai compromettere la qualità.
Anzi, è proprio in quei momenti che sento di vivere veramente la mia passione per questo mestiere.
D: Qual è il tuo approccio alla sostenibilità e alla scelta degli ingredienti, considerando che siamo in Italia e non in Giappone?
R: Questa è una domanda che mi sta particolarmente a cuore, perché ho sempre creduto che un grande piatto non nasca solo dall’abilità, ma dalla qualità e dall’etica degli ingredienti.
Certo, non siamo in Giappone, e questo è sia una sfida che un’opportunità! La mia priorità è sempre cercare fornitori locali affidabili che garantiscano freschezza e tracciabilità.
Per il pesce, per esempio, prediligo quello pescato in modo sostenibile nelle nostre acque, o seleziono con la massima attenzione importazioni certificate, ma sempre con un occhio al ‘chilometro zero’ quando possibile.
Ho stretto rapporti con pescatori del Tirreno e dell’Adriatico, imparando a valorizzare specie meno ‘blasonate’ ma incredibilmente gustose e sostenibili.
E per le verdure? Beh, l’Italia è un orto meraviglioso! Usare prodotti di stagione locali non solo riduce l’impatto ambientale, ma aggiunge un tocco di ‘italianità’ sublime ai sapori nipponici, creando qualcosa di unico.
È un equilibrio sottile tra il rispetto della tradizione giapponese e l’abbraccio delle eccellenze che la nostra terra ci offre, sempre con un occhio di riguardo al non sprecare nulla, perché ogni ingrediente ha una sua dignità.
D: Dove ti vedi tra cinque anni nel mondo della cucina giapponese in Italia? Hai una visione chiara del tuo percorso professionale?
R: Ah, il futuro! Questa domanda mi fa sempre sorridere, perché la mia mente è sempre in fermento con nuove idee e sogni. Tra cinque anni, mi vedo sicuramente con le mani ancora in pasta (o meglio, tra il riso e il pesce!), ma con un ruolo più consolidato e, spero, di maggiore responsabilità.
Non solo come esecutore, ma come figura che contribuisce attivamente alla creazione e all’innovazione. Il mio desiderio è quello di continuare a esplorare le infinite sfumature della cucina giapponese, magari approfondendo tecniche meno conosciute qui in Italia, come la cucina kaiseki o le preparazioni regionali più autentiche.
Mi piacerebbe anche molto poter formare nuove leve, trasmettendo non solo la tecnica, ma anche la passione, il rispetto per la materia prima e la filosofia che sta dietro a ogni piatto.
Magari, chissà, contribuire all’apertura di un nuovo concept che unisca l’eleganza giapponese con l’ospitalità e gli ingredienti italiani, creando un ponte culinario ancora più forte tra le due culture.
L’importante è continuare a imparare, a crescere e a portare un sorriso sui volti delle persone attraverso il cibo.






