Cari amici e amanti della cucina nipponica, chi di voi non ha mai sognato di gustare un sushi perfetto o un sashimi freschissimo? L’Italia, con il suo amore per il buon cibo, ha accolto la gastronomia giapponese a braccia aperte, trasformandola in un vero e proprio fenomeno culinario.
Ma dietro ogni roll preparato a regola d’arte e ogni piatto elegante, si nasconde un mondo di regole e normative che, vi assicuro, sono tanto complesse quanto fondamentali!
Personalmente, quando ho iniziato a esplorare questo settore, ho scoperto che essere un bravo chef giapponese in Italia non significa solo padroneggiare l’arte del taglio del pesce o la preparazione del riso.
No, c’è molto di più! Dobbiamo navigare tra le rigorose leggi sull’igiene alimentare, come il famoso sistema HACCP che qui in Italia è severissimo, e le direttive specifiche sulla “bonifica” del pesce crudo, che deve essere abbattuto a temperature precise per la vostra sicurezza.
È un vero e proprio ballo tra passione e responsabilità, dove ogni passo falso può costare caro, non solo in termini economici ma, soprattutto, per la salute dei nostri clienti e la reputazione del ristorante.
Capire a fondo questi aspetti è cruciale, sia che siate chef esperti, sia che sogniate di aprire il vostro angolo di Giappone in Italia. Non è un percorso semplice, ma con le informazioni giuste, si può fare con serenità.
Pronti a sciogliere ogni dubbio e a diventare veri esperti? Scopriamo insieme i dettagli essenziali che ogni professionista della cucina giapponese in Italia deve assolutamente conoscere.
Andiamo a fondo e vediamo di preciso quali sono i requisiti!
L’ABC dell’Igiene: Il Cuore Pulsante della Cucina Giapponese

La mia esperienza mi ha insegnato che quando si parla di cucina giapponese, soprattutto qui in Italia, la pulizia e l’igiene non sono solo un requisito, ma un vero e proprio credo.
Ho visto con i miei occhi quanto sia facile cadere in errori banali che possono avere conseguenze serissime, non solo per la salute dei clienti, ma anche per la reputazione di un ristorante.
Ricordo ancora quando, anni fa, un mio amico chef ha dovuto affrontare un controllo a sorpresa: era tutto impeccabile, ma un piccolo dettaglio trascurato gli ha quasi fatto rischiare una salata multa e un blocco delle attività.
Da lì ho capito che non si può lasciare nulla al caso. L’applicazione del sistema HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) non è un optional, ma la colonna portante di tutta l’attività.
Dobbiamo pensare a ogni fase, dalla ricezione della merce alla preparazione, dalla conservazione al servizio finale, come a un anello di una catena che non deve mai spezzarsi.
E vi dirò, è un lavoro meticoloso, che richiede attenzione costante e una vera e propria mentalità orientata alla prevenzione. Non è solo questione di “non sporcare”, ma di “prevenire ogni possibile rischio”.
È un processo che mi tiene sempre all’erta, ma che alla fine mi dà la serenità di offrire il meglio ai miei ospiti.
Il Sistema HACCP: Il Tuo Migliore Amico (Non un Nemico!)
Quando si parla di HACCP, molti storcono il naso, pensando sia solo burocrazia. Ma credetemi, dopo anni in questo settore, l’ho imparato ad apprezzare come uno strumento indispensabile.
È il nostro manuale di bordo, la mappa che ci guida attraverso i potenziali pericoli alimentari. Dobbiamo conoscere a menadito i punti critici di controllo, sapere come monitorare le temperature, gestire la contaminazione crociata e assicurare che ogni ingrediente, dal riso al pesce, sia trattato con la massima cura.
Ogni singola azione, dal lavaggio delle mani alla sanificazione degli strumenti, ha un protocollo ben definito. Quando lo si comprende a fondo, si trasforma da obbligo a guida preziosa.
Personalmente, ogni volta che metto in pratica le direttive HACCP, sento di rafforzare la mia professionalità e la fiducia che i clienti ripongono in me.
Pulizia e Sanificazione: Non Solo Estetica, Ma Essenza
Non si tratta solo di avere una cucina che “sembra” pulita, ma di garantirne una sanificazione profonda e costante. Ho sempre creduto che la pulizia fosse il primo ingrediente di ogni piatto.
Ogni superficie, ogni utensile, deve essere disinfettato regolarmente, con prodotti specifici e seguendo procedure rigorose. Questo include le lame dei coltelli, i taglieri, le superfici di lavoro e persino le divise del personale.
La mia esperienza mi dice che un ambiente sporco non solo è un pericolo per la salute, ma è anche un segnale inequivocabile di scarsa professionalità.
E poi, diciamocelo, chi non si sentirebbe più a suo agio in un ambiente scintillante? È un dettaglio che i clienti notano, anche se inconsciamente, e che contribuisce a creare un’atmosfera di fiducia e rispetto.
Il “Grande Freddo”: L’Abbattimento del Pesce Crudo, Questione di Vita o di Morte
Eccoci al cuore del dibattito, l’argomento che genera più ansie e domande tra gli chef e, giustamente, tra i consumatori: il pesce crudo. In Italia, e per fortuna direi, le normative sono molto chiare e severe, e questo ci permette di offrire sushi e sashimi in tutta sicurezza.
Ho visto troppi colleghi improvvisare o prendere sottogamba l’importanza dell’abbattimento, e i rischi sono altissimi. Personalmente, ricordo una volta, agli inizi della mia carriera, la paura di sbagliare i tempi o le temperature era quasi paralizzante.
Ma con l’esperienza e la giusta formazione, ho imparato che seguire pedissequamente le regole è l’unica via. Ogni pesce destinato al consumo crudo deve essere sottoposto a un processo di abbattimento termico che ne garantisca l’innocuità.
Non è una questione di “fare in fretta”, ma di “fare bene”, rispettando ogni singolo passaggio per eliminare qualsiasi rischio legato a parassiti come l’Anisakis, che purtroppo è sempre in agguato.
È una responsabilità enorme, ma affrontarla con la dovuta serietà è ciò che ci distingue come professionisti.
Abbattimento: Temperatura e Tempi da Non Sottovalutare Mai
La legge italiana è molto chiara: il pesce destinato ad essere consumato crudo o praticamente crudo (come nel sushi o nel sashimi) deve essere sottoposto a un trattamento di abbattimento.
Ciò significa che deve essere congelato a una temperatura non superiore a -20°C per almeno 24 ore. Ma attenzione, la durata può variare a seconda del tipo di abbattitore e della massa del pesce.
È fondamentale avere un abbattitore professionale che raggiunga rapidamente queste temperature e monitorare costantemente il processo con termometri precisi.
Non basta “mettere in freezer”, serve un’attrezzatura certificata e una procedura standardizzata. Personalmente, controllo sempre i registri delle temperature, è una prassi che mi dà una grande sicurezza e che, vi assicuro, mi ha evitato parecchi grattacapi.
L’Anisakis e la Tua Responsabilità: Occhio Sempre Aperto!
L’Anisakis è un nemico invisibile ma pericolosissimo per chi consuma pesce crudo non trattato correttamente. Questo parassita, se ingerito vivo, può causare gravi disturbi gastrointestinali.
La nostra responsabilità come chef è immensa: siamo noi i garanti della sicurezza dei nostri clienti. Per questo, l’abbattimento non è negoziabile. È un punto fermo, un requisito imprescindibile.
Ogni volta che preparo un piatto di sushi o sashimi, penso alla tranquillità dei miei ospiti, al loro piacere di gustare un prodotto buono e, soprattutto, sicuro.
E la consapevolezza di aver eseguito tutte le procedure correttamente è per me una soddisfazione professionale impagabile. Non ci si può permettere di fare sconti sulla sicurezza alimentare.
Navigare tra le Carte: Permessi, Licenze e La Burocrazia Italiana
Ah, la burocrazia italiana! Un labirinto che, vi confesso, a volte mi ha fatto girare la testa più di una volta. Non è solo questione di talento culinario o di passione per il sushi; per aprire e gestire un ristorante giapponese qui in Italia, bisogna anche essere un po’ esperti di carte, timbri e moduli.
Quando ho deciso di buttarmi in questa avventura, pensavo che la parte più difficile fosse trovare il pesce perfetto o imparare a fare un roll impeccabile.
Invece, mi sono scontrato con un mondo fatto di SCIA, autorizzazioni sanitarie, licenze comunali e chi più ne ha più ne metta. È un percorso che richiede pazienza, precisione e, a volte, anche un pizzico di astuzia per non perdersi nei meandri degli uffici.
Ma vi assicuro, una volta superata questa fase, la soddisfazione di vedere il proprio sogno prendere forma è immensa. E la sensazione di aver fatto tutto “a norma di legge” ti permette di lavorare con una serenità impagabile, senza l’ansia di un controllo a sorpresa.
SCIA e Autorizzazioni Sanitarie: I Primi Passi Fondamentali
Il primo scoglio da superare è la presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune di competenza, insieme a tutta la documentazione necessaria per l’autorizzazione sanitaria.
Questo significa avere locali a norma, impianti a regola d’arte, una corretta destinazione d’uso e, ovviamente, un manuale HACCP ben strutturato e applicato.
L’ASL effettuerà poi dei controlli per verificare il rispetto di tutti i requisiti igienico-sanitari. Personalmente, ho trovato utilissimo rivolgermi a un consulente esperto in materia, che mi ha aiutato a districarmi tra la mole di documenti e mi ha assicurato che nulla fosse lasciato al caso.
È un investimento che ripaga ampiamente, credetemi, evita errori che potrebbero costare molto caro.
Licenze e Permessi Specifici: Ogni Dettaglio Conta
Oltre alla SCIA, ci sono altre licenze e permessi da considerare. Pensate alla licenza per la somministrazione di alimenti e bevande, all’autorizzazione per l’insegna, alle normative antincendio, ai permessi per l’occupazione del suolo pubblico se avete tavoli all’esterno, e così via.
Ogni Comune può avere piccole variazioni, quindi è essenziale informarsi bene presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP). Sembra un elenco infinito, lo so, e la tentazione di scoraggiarsi è forte.
Ma la mia esperienza mi ha insegnato che ogni passo completato è una piccola vittoria, un tassello in più che costruisce la solidità della tua attività.
Non lasciatevi sopraffare, ma affrontate ogni singola pratica con la dovuta attenzione.
La Formazione Continua: Non Si Finisce Mai di Imparare nell’Arte del Sushi
Nel mondo del sushi, pensare di aver imparato tutto è l’errore più grande che si possa fare. Io stesso, dopo anni e anni di esperienza, mi ritrovo costantemente ad aggiornarmi, a provare nuove tecniche, a studiare nuovi ingredienti.
È una passione che non si spegne mai, un viaggio senza fine alla ricerca della perfezione. E qui in Italia, dove la cultura gastronomica è così radicata e l’attenzione alla qualità è altissima, la formazione continua è ancora più importante.
Non si tratta solo di affinare la tecnica del taglio del pesce o di perfezionare la cottura del riso, ma anche di rimanere aggiornati sulle normative, sulle nuove tendenze, sui gusti che cambiano.
Ricordo quando, all’inizio, pensavo che bastasse una buona scuola. Invece, la vera formazione è quella che fai ogni giorno, in cucina, con i tuoi colleghi, ma anche partecipando a corsi specifici, workshop, fiere di settore.
È un investimento su se stessi che non ha prezzo e che, vi assicuro, si vede nel piatto e nella soddisfazione dei clienti.
Non Solo Tecnica: Dalla Scuola all’Aggiornamento Costante
Un bravo chef giapponese in Italia deve avere una solida base tecnica, questo è ovvio. Ma la vera maestria si acquisisce con la pratica quotidiana e con un impegno costante nell’apprendimento.
Dal taglio del pesce, che deve essere preciso e rispettoso delle fibre, alla preparazione del riso, che è l’anima del sushi, ogni gesto è frutto di studio e ripetizione.
Ma non ci si ferma qui. L’aggiornamento sulle nuove tecniche di marinatura, l’introduzione di ingredienti sostenibili, la sperimentazione di nuove combinazioni di sapori: tutto questo fa parte del bagaglio di un professionista moderno.
Personalmente, dedico sempre del tempo alla lettura di riviste di settore, alla visione di documentari e al confronto con altri chef. È un modo per mantenere viva la curiosità e per non cadere nella routine.
Corsi e Certificazioni: Un Valore Aggiunto Indispensabile

Partecipare a corsi specifici e ottenere certificazioni riconosciute è un valore aggiunto enorme, sia per la propria carriera che per la reputazione del ristorante.
Ci sono corsi sull’igiene alimentare, sull’HACCP, sulla sicurezza sul lavoro, ma anche masterclass di sushi e sashimi con maestri rinomati. Queste esperienze non solo arricchiscono il nostro bagaglio di conoscenze, ma ci forniscono anche attestati che dimostrano la nostra professionalità e serietà.
Quando un cliente sa che il ristorante dove sta mangiando è gestito da personale qualificato e certificato, la sua fiducia aumenta esponenzialmente. È una garanzia in più che offriamo, un modo per dire: “Noi ci teniamo, sul serio!”.
Oltre il Cibo: L’Arte dell’Accoglienza e la Scelta dei Fornitori
Cari amici, preparare piatti squisiti è solo una parte dell’equazione. Lo dico sempre ai miei ragazzi in cucina: un buon ristorante non è solo dove si mangia bene, ma dove ci si sente bene.
L’atmosfera, il sorriso del personale, la cura dei dettagli nell’allestimento del tavolo, tutto contribuisce a creare un’esperienza memorabile. E poi c’è un altro aspetto fondamentale, che per me è quasi un’ossessione: la scelta dei fornitori.
Ho imparato sulla mia pelle che non si può scendere a compromessi sulla qualità delle materie prime. Un sushi è buono quanto il pesce che lo compone, e un buon pesce arriva solo da un fornitore fidato, che rispetti la catena del freddo e le normative sulla tracciabilità.
Non è una scelta da fare alla leggera, ma un vero e proprio atto di fiducia e responsabilità. Ogni volta che ricevo una nuova consegna, controllo personalmente la merce, perché so che da lì dipende la riuscita di ogni piatto e, soprattutto, la salute dei miei clienti.
La Magia dell’Accoglienza: Far Sentire il Cliente a Casa
L’esperienza al ristorante inizia ben prima che il cibo arrivi in tavola. Inizia con l’accoglienza, con il primo contatto con il personale di sala. Un sorriso sincero, una parola gentile, la capacità di consigliare il piatto giusto, di spiegare gli ingredienti con passione: sono tutti elementi che trasformano una semplice cena in un momento speciale.
Personalmente, ho sempre cercato di creare un ambiente dove i clienti si sentano a loro agio, quasi a casa. È un’arte sottile, fatta di empatia e attenzione ai dettagli, che rende il ritorno al ristorante non solo un desiderio, ma una piacevole abitudine.
Il passaparola, quello vero, nasce proprio da queste sensazioni positive.
Scegliere i Fornitori Giusti: Un Legame Indissolubile di Fiducia
Il fornitore è un partner, non un semplice venditore. Dobbiamo instaurare con loro un rapporto di fiducia profondo, basato sulla trasparenza e sulla garanzia della qualità.
Quando scelgo un fornitore di pesce, non mi limito a chiedere il prezzo, ma voglio conoscere la provenienza del prodotto, i metodi di pesca, come viene trasportato e conservato.
Mi assicuro che abbiano tutte le certificazioni necessarie e che rispettino scrupolosamente le normative sulla tracciabilità. Ho imparato che un buon fornitore è quello che ti fornisce non solo ottimo prodotto, ma anche le informazioni necessarie per garantire la massima sicurezza alimentare.
È un pilastro fondamentale del mio lavoro, e non potrei mai farne a meno.
Il Vademecum del Controllo Qualità: Occhio Sotto la Lente!
Non pensate che una volta aperte le porte del ristorante e ottenuti tutti i permessi, il lavoro sia finito. Anzi, è proprio lì che inizia la vera sfida: mantenere gli standard elevati, ogni singolo giorno.
E per fare questo, il controllo qualità diventa il nostro migliore alleato. Parlo di un controllo costante, capillare, che non lascia scampo a imprecisioni o negligenze.
La mia giornata inizia sempre con un giro in cucina, un’ispezione attenta di ogni postazione, un controllo delle celle frigorifere, delle temperature, della freschezza degli ingredienti.
È un rituale, quasi una mania, lo ammetto, ma è l’unico modo per garantire che ogni piatto che esce dalla mia cucina sia all’altezza delle aspettative.
Ho imparato che la vigilanza costante non è un segno di sfiducia, ma di estrema professionalità e di un profondo rispetto per il cliente. Ed è anche un modo per prevenire problemi prima che si presentino, evitando così situazioni spiacevoli e potenzialmente dannose per l’attività.
Check Quotidiani: L’Occhio Attento del Responsabile
Ogni mattina, o più volte al giorno, effettuo una serie di controlli per assicurarmi che tutto sia in ordine. Verifico la temperatura delle celle frigorifere e dei banchi refrigerati, controllo la scadenza dei prodotti, ispeziono la pulizia degli utensili e delle superfici.
È un lavoro meticoloso, ma indispensabile. Ho preparato delle checklist specifiche per ogni area della cucina e per ogni fase della lavorazione, in modo da non dimenticare nulla.
Queste checklist non sono solo per me, ma sono uno strumento di formazione continua per tutta la mia squadra. In questo modo, ognuno sa esattamente cosa controllare e come farlo.
La trasparenza e la condivisione delle responsabilità sono fondamentali per mantenere standard elevati.
Auditor Interni ed Esterni: Per una Sicurezza Senza Falli
Oltre ai controlli interni, ritengo importantissimi anche gli audit, sia interni che esterni. Periodicamente, incarico un mio collaboratore di effettuare un audit incrociato, per avere una “seconda occhiata” su determinate procedure.
Ma soprattutto, mi affido a società esterne specializzate in consulenza igienico-sanitaria. Loro vengono, esaminano ogni aspetto, fanno prelievi per analisi microbiologiche e ci forniscono un rapporto dettagliato.
Questo mi dà una tranquillità enorme, perché so che anche un occhio esterno e professionale ha verificato la correttezza del mio operato. È un costo, certo, ma lo considero un investimento nella sicurezza e nella reputazione del mio ristorante.
| Area di Controllo | Frequenza | Dettagli del Controllo |
|---|---|---|
| Ricevimento Merce | Ogni consegna | Verifica temperature, integrità confezioni, date di scadenza, tracciabilità |
| Celle Frigorifere | Giornaliera | Lettura e registrazione temperature, pulizia, corretto stoccaggio (no contaminazione crociata) |
| Preparazione Cibi | Costante | Igiene personale, pulizia utensili e superfici, corretto utilizzo taglieri colorati |
| Abbattitore | Ogni utilizzo | Verifica tempi e temperature di abbattimento, registrazione dei cicli |
| Servizio al Tavolo | Costante | Igiene del personale, pulizia stoviglie, corretta gestione delle comande |
| Pulizia Generale | Quotidiana/Settimanale | Sanificazione ambienti, smaltimento rifiuti, pulizia cappe e filtri |
Cari amici, il nostro viaggio nel mondo affascinante e rigoroso della cucina giapponese in Italia giunge al termine, ma spero che per voi sia solo l’inizio di una consapevolezza maggiore e, per chi sogna di intraprendere questa strada, di un cammino più sereno e informato.
Ho cercato di condividere con voi non solo le informazioni, ma anche le emozioni e le sfide che ho vissuto in prima persona. Dalla meticolosa applicazione dell’HACCP all’indispensabile abbattimento del pesce crudo, dalla complessità della burocrazia italiana all’importanza della formazione continua e alla scelta dei fornitori, ogni aspetto è un tassello fondamentale per costruire un’attività di successo e, soprattutto, etica. Ricordate, la passione è il motore, ma il rispetto delle regole e la cura del cliente sono il carburante che vi porterà lontano. Spero che queste riflessioni vi siano state d’aiuto per navigare in questo settore con maggiore fiducia e professionalità, e per apprezzare ancora di più ogni singolo boccone di autentico sushi.
알아두면 쓸모 있는 정보
1. L’abbattimento del pesce crudo a -20°C per almeno 24 ore è un obbligo inderogabile per legge in Italia, cruciale per eliminare parassiti come l’Anisakis e garantire la sicurezza alimentare.
2. Il sistema HACCP non è solo una formalità burocratica, ma un vero e proprio manuale operativo che guida ogni fase della preparazione e conservazione degli alimenti, dalla ricezione delle materie prime al servizio, per prevenire ogni rischio igienico-sanitario.
3. Per avviare un ristorante giapponese in Italia, è fondamentale affrontare un iter burocratico che include la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune, l’autorizzazione sanitaria dell’ASL e altre licenze specifiche, un processo che richiede attenzione e, spesso, il supporto di esperti.
4. La formazione continua è essenziale: non solo per perfezionare le tecniche culinarie (sfilettatura, preparazione del riso, roll), ma anche per rimanere aggiornati sulle normative vigenti e sulle nuove tendenze del mercato, un investimento che ripaga in termini di professionalità e reputazione.
5. La scelta dei fornitori è un pilastro: affidarsi a partner che garantiscono pesce fresco, certificato e con tracciabilità totale è sinonimo di qualità e sicurezza, aspetti irrinunciabili per la salute dei clienti e il successo del ristorante.
중요 사항 정리
Per eccellere nel mondo della ristorazione giapponese in Italia, è fondamentale abbracciare una filosofia che bilanci perfettamente la passione culinaria con la più rigorosa professionalità. Non basta saper creare piatti esteticamente belli e gustosi; è imperativo garantire la massima sicurezza alimentare attraverso l’applicazione scrupolosa delle normative HACCP e dell’abbattimento del pesce crudo, che sono i pilastri su cui si fonda la fiducia dei clienti. La gestione della complessa burocrazia italiana richiede pazienza e precisione, mentre un impegno costante nella formazione e una selezione meticolosa dei fornitori di materie prime sono gli ingredienti segreti per mantenere standard elevati e un’offerta sempre autentica e di qualità. Ricordate, ogni dettaglio conta, dall’igiene impeccabile all’accoglienza calorosa, tutto contribuisce a creare un’esperienza indimenticabile che fidelizzerà i vostri ospiti e consoliderà la vostra reputazione nel tempo.
Domande Frequenti (FAQ) 📖
D: Quali sono le normative cruciali per il trattamento del pesce crudo nei ristoranti italiani che propongono cucina giapponese?
R: Allora, parliamoci chiaro: la regina indiscussa delle normative sul pesce crudo in Italia è la procedura di “abbattimento”. Non è un optional, è un obbligo inderogabile per la vostra e la nostra sicurezza!
Pensate che, secondo il Regolamento (CE) n. 853/2004 e le direttive del Ministero della Salute, qualsiasi pesce destinato a essere consumato crudo o quasi crudo deve subire un trattamento di congelamento a bassa temperatura.
Questo serve principalmente a eliminare il rischio di parassiti, primo fra tutti l’Anisakis, che è un vero incubo per la salute umana e, credetemi, non è affatto raro trovarlo!
La legge italiana impone che il pesce sia congelato a una temperatura non superiore a -20°C per almeno 24 ore, e la cosa fondamentale è che questa temperatura deve essere raggiunta e mantenuta al “cuore” del prodotto.
Quindi, non basta mettere il pesce nel congelatore di casa, serve un abbattitore professionale che riesca a portare la temperatura molto rapidamente giù.
In alternativa, si può arrivare a -35°C per almeno 15 ore. Personalmente, ho visto ristoranti bloccati per non aver rispettato questi tempi e temperature: non vale proprio la pena rischiare!
È un punto critico fondamentale nel manuale HACCP di ogni attività. Ah, e ricordate, limone e aceto non servono a uccidere l’Anisakis, è un falso mito!
D: Oltre all’abbattimento del pesce, quali certificazioni e permessi sono indispensabili per aprire e gestire un ristorante giapponese in Italia?
R: Bella domanda, perché l’abbattimento è solo la punta dell’iceberg! Per aprire un ristorante giapponese in Italia, o qualsiasi attività di ristorazione, bisogna fare un vero e proprio percorso burocratico.
Prima di tutto, c’è l’Autorizzazione Sanitaria Locale (ASL), che rilascia il permesso dopo aver verificato che i locali e i processi rispettino tutte le norme igienico-sanitarie.
E non pensate che sia una passeggiata: ispezionano tutto, dalla disposizione della cucina alla conservazione, dal controllo dei parassiti alla pulizia.
Poi, c’è il sistema HACCP, che non è solo per il pesce crudo ma per tutta la gestione della sicurezza alimentare. Questo significa avere un piano ben dettagliato e dimostrare che tu e il tuo personale l’avete compreso e applicate.
Per questo, l’attestato HACCP è obbligatorio per tutti coloro che manipolano alimenti, dal cuoco al cameriere, e richiede corsi di formazione specifici, con aggiornamenti periodici che spesso variano da regione a regione.
Ho visto personalmente quanto sia importante che tutti, ma proprio tutti, siano allineati su queste procedure! Inoltre, potrebbero servire licenze comunali, come quelle per esporre insegne o per l’occupazione del suolo pubblico se avete posti all’aperto, e la licenza UTF per la vendita di alcolici.
D: Quali sono gli errori più comuni che un ristoratore di cucina giapponese in Italia dovrebbe assolutamente evitare, soprattutto in relazione alle normative?
R: Da quello che ho osservato in tanti anni, gli errori più comuni spesso nascono dalla sottovalutazione o dalla superficialità, e possono costare carissimo!
Il primo, e forse più grave, è non prendere sul serio il sistema HACCP e l’abbattimento del pesce. Alcuni pensano che sia solo una formalità, ma è la base per la salute dei clienti e per la legalità del vostro business.
Non documentare correttamente le procedure di abbattimento, le temperature, i tempi, e i controlli visivi sul pesce è un errore gravissimo. Le ASL non scherzano su questo, e le sanzioni possono essere pesantissime.
Un altro sbaglio frequente è non garantire una formazione adeguata e costante al personale. Non basta che il titolare abbia l’attestato HACCP, ogni dipendente che entra in contatto con gli alimenti deve essere formato e aggiornato, e deve comprendere il perché di ogni procedura.
Ho visto troppe volte la catena del freddo interrotta o la contaminazione crociata per pura disattenzione del personale non formato! Infine, sottovalutare la complessità burocratica generale e non tenersi aggiornati sulle normative è un errore da non fare.
Le leggi possono cambiare, e quello che era valido ieri potrebbe non esserlo oggi. Consiglio sempre di affidarsi a professionisti esperti del settore fin dall’inizio, per non cadere in spiacevoli intoppi che potrebbero rovinare il sogno di portare un pezzo di Giappone in Italia.
Meglio prevenire che curare, sempre!






